-un panno delicato-
Mi piace pensare all’utopia nella sua accezione del “guardare avanti, desiderosi di realizzare qualcosa che ancora non c’è”, piuttosto che: “qualcosa che non avverrà mai”.
L’aver bisogno degli altri, riconoscendolo a se stessi, non è né il punto di arrivo, tantomeno quello di partenza, ma la tappa intermedia di quel processo di maturazione sempre precario, che ci accompagna nella vita e che per sua natura, ci lascia incompleti e al tempo stesso, protesi verso nuovi orizzonti appunto utopici.
Ad esempio, la neve di questa notte è al tempo stesso concreta e utopica, in quanto appare come un panno delicato e tiepido sulla vita; un piumino capace di esprimere protezione e legame tra suolo e cielo. Come nelle relazioni umane quelle belle, dove contiguità corrisponde a continuità senza soluzione. Dove non importa con chi e in che dimensione, se uomo-donna, uomo-uomo, donna-donna, persona-natura, genitore-figlio, ma ciò che conta è l’esserci, per la bellezza del donarsi e del ricevere.
Fuori dal recinto dei canoni distopici e consumistici, non in alternativa ma in complementarietà, in un processo di ricerca e crescita interiore, in cui potersi ritrovare ogni volta migliorati.
Costa fatica, soprattutto perché non è facile da fare propria, senza che l’inquinamento degli stereotipi moralistici, prendano il sopravvento e abbiano la meglio.
Una riflessione educativa da leggere bene, dove la lettura da: “buona la prima”, rischia di ridurne la comprensione e la conseguente efficacia.
𝗦𝗶𝗻𝘁𝗲𝘀𝗶: 𝘱𝘳𝘰𝘤𝘦𝘴𝘴𝘰 𝘮𝘦𝘳𝘢𝘷𝘪𝘨𝘭𝘪𝘰𝘴𝘢𝘮𝘦𝘯𝘵𝘦 𝘶𝘵𝘰𝘱𝘪𝘤𝘰

15febb22